Addio a Limes, geopolitica "nube tossica"

Maurizio Crippa
|1 mese fa
Foto Ansa 
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Chissà se alla fine l’armatore greco Kyriakou si accollerà, col pacco natalizio di Gedi, pure Limes; o se la scaricherà direttamente a un petroliere russo per garantire la continuità di linea editoriale. Non c’è bisogno di attendere questi giochetti di carte, per sancire il definitivo e inglorioso tramonto di una pomposa rivista di geopolitica da tempo trasformata in megafono dei lontani Urali. Basta il gesto intellettuale e morale, frutto di lungo scoramento, con cui uno dei fondatori, il politologo Federigo Argentieri, ha lasciato la rivista cui ha collaborato dall’inizio con “l’amico” Lucio Caracciolo. Con lui, se ne sono andati anche l’analista Franz Gustincich e l’economista Giorgio Arfaras. Per tutti il motivo è identico. “Bisogna fare scelte chiare, senza ambiguità” ha detto Argentieri a Giorgio Rutelli di AdnKronos. “Il vero problema è il pregiudizio strutturale che la rivista ha nei confronti dell’Ucraina da oltre vent’anni”. Fin dal 2004, Rivoluzione arancione. Dal 2014 “Limes ha iniziato a pubblicare sistematicamente mappe con la Crimea colorata come Russia, spesso anche il Donbas”. Hanno atteso un cambio di linea che non c’è stato. Posizioni come quelle di Limes sono “una nube tossica mediatica che avvelena il pubblico e finisce per influenzare anche la politica”.

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