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Il triste destino della devozione, nella nostra epoca egocentrica

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Il triste destino della devozione, nella nostra epoca egocentrica
Una modella nel backstage della collezione autunno 2011 di Temperley al British Museum di Londra (foto Mark Makela/Corbis via Getty Images)<br />
Nel Medioevo e nell’Età Moderna era piuttosto comune, fra i nobiluomini e le nobildonne, disporre di una pala d’altare in miniatura, da portare con sé nei viaggi – sovente interminabili – così da potersi fermare a pregare degnamente, secondo necessità. I più attenti di voi avranno notato che non siamo più nel Medioevo e nemmeno nell’Età Moderna; potranno quindi comprendere la mia sorpresa quando stamane, durante un fulmineo tragitto in metropolitana, ho visto una ragazza, non saprei se nobildonna, estrarre uno di questi aggeggi, grande più o meno come un iPad, e disporsi a venerarlo. Salvo poi tirare un pennello fuori dalla trousse e iniziare a ripassarselo sul viso. E, così, la pala d’altare è stata ridotta a polittico solipsista; al posto dello scrigno centrale la nostra solita faccia, nel pannello destro il profilo destro e nel pannello sinistro il profilo sinistro. Rispetto al Medioevo, rispetto all’Età Moderna, il progresso nel settore è consistito in questo: i viaggi sono diventati decisamente più rapidi, ma riusciamo comunque a trovare tempi morti per disporci in devota contemplazione di noi stessi.