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C'è un filo che unisce le nostre vite

Nell’ultima puntata stagionale di quella splendida cornice che è l’omonima trasmissione della prima serata del giovedì su Raitre – fatta di cultura, ironia, riflessione, satira – la conduttrice sarda Geppi Cucciari ha proposto una versione inedita di Spunta la luna dal monte...

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C'è un filo che unisce le nostre vite
Nell’ultima puntata stagionale di quella splendida cornice che è l’omonima trasmissione della prima serata del giovedì su Raitre – fatta di cultura, ironia, riflessione, satira – la conduttrice sarda Geppi Cucciari ha proposto una versione inedita di Spunta la luna dal monte. A duettare con lei, nella parte che fu dei Tazenda, il cantante Mahmood che ha radici materne proprio in Sardegna.
Dalla stessa isola veniva anche Maria Lai, che ha vissuto un periodo pure a Verona. Nata il 27 settembre 1919 a Ulassai, piccolo Comune a 755 metri sul livello del mare nella zona nuorese dell’Ogliastra, caratterizzato da un complesso sistema di grotte, per la sua salute cagionevole fu costretta da bambina a non frequentare con regolarità le scuole elementari e a vivere periodi in completo isolamento. Questo la portò a coltivare la passione per il disegno, usando carboni sulle pareti delle case dei genitori e di altri familiari.
Nel 1939 si trasferì a Roma dopo essere riuscita a iscriversi al liceo artistico “Ripetta”; qui approfondì la conoscenza della pittura grazie a insegnanti e affermati artisti come Angelo Prini e Marino Mazzacurati. Al termine del quinquennio scolastico non potè tornare immediatamente in Sardegna a causa della guerra e si spostò a Venezia per frequentare il corso di scultura all’Accademia di belle arti. Nella sua isola tornò al termine della guerra: qui insegnò e mise le basi della sua carriera, che toccò varie correnti contemporanee – come Arte povera; informale; relazionale – con interventi sulla materia (il pane, gli strumenti quotidiani, le stoffe) e collegamenti alle tradizioni della sua terra.
Nel 1981 realizzò due opere importanti per il suo paese natale, Ulassai: una Via crucis e la realizzazione “Legarsi alla montagna”. In una terra segnata dal sangue scorso a causa di una frana nel secolo precedente e soprattutto dai contrasti tra le famiglie locali, le chiesero una sorta di monumento ai caduti; lei, invece, volle fare qualcosa per i vivi. Preparò un filo celeste di 27 chilometri chiedendo alle persone di unire tutte le case e portarlo fino alla cima del monte Gedili. L’operazione, durata tre giorni, voleva rispecchiare anche la situazione reale: dove c’era amicizia tra le famiglie, si faceva un nodo e si mettevano dei pani tipici; dove le relazioni erano tese, il nastro passava dritto. In ogni caso tutti furono in qualche modo “costretti” a sentirsi legati. Che poi Ë quello che possiamo vivere nel Triduo pasquale.

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