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Il Papa c’è: tiriamoci su le maniche

“Habemus Papam Leonem XIV”. Questo il solenne annuncio – qui in forma ristretta – dato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro giovedì 8 maggio. Le emozioni tra le migliaia di persone in piazza e i milioni davanti ai mezzi di comunicazione sono state varie...

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Il Papa c’è: tiriamoci su le maniche
“Habemus Papam Leonem XIV”. Questo il solenne annuncio – qui in forma ristretta – dato dalla Loggia centrale della Basilica di San Pietro giovedì 8 maggio. Le emozioni tra le migliaia di persone in piazza e i milioni davanti ai mezzi di comunicazione sono state varie. Molte testate giornalistiche – non paghe di non averne azzeccata una sul Conclave – si sono subito lanciate sulla domanda: sarà in continuità con Francesco?Alcuni giornalisti hanno intuito gli stessi temi ovvero pace, carità, Parola di Dio, devozione a Maria – forse dimenticando che questa è la Dottrina della Chiesa e quindi dei Pontefici – ma una certa discontinuità nei modi e nello stile. Interessante, per inquadrare la questione, un video uscito in questi giorni nel quale l’allora cardinale Prevost, in occasione dei 10 anni di Pontificato di Francesco (2023), aveva confessato che nei vari incontri avuti – quando lui era generale degli Agostiniani e Bergoglio arcivescovo di Buenos Aires – non si erano sempre trovati d’accordo. Questo aveva portato l’americano a un certo sollievo al momento dell’elezione dell’argentino, certo che non lo avrebbe mai voluto come vescovo. Probabilmente fu proprio questa capacità di comunione con punti di vista differenti e senza uniformità a colpire e a portare a un approfondimento nel rapporto. E così Prevost ebbe l’ardire, per la messa di apertura del 184º Capitolo Generale dell’Ordine (28 agosto 2013), di invitare il Papa; quest’ultimo andò contro l’abitudine vaticana e accettò, lasciando poi al generale l’invito a riposarsi; se lui pensava che fosse l’augurio per il dopo Capitolo, si rivelò una sorta di preannuncio della nomina a vescovo di Chiclayo.Leone XIV sa bene che il massimo tradimento a Francesco – oltre che al mandato [...] dei cardinali e ancora più di Cristo – sarebbe proprio quello di copiare il predecessore. Il nostro grande tradimento sarebbe quello di continuare a confrontarlo con l’altro, esigere che ogni cosa che farà e dirà piaccia a tutti, aspettarci da lui la soluzione a ogni problema. Una fede e un’intelligenza matura ci porta a dire che il Papa è un uomo, non un super eroe che può e deve fare tutto da solo, non un mago che con poche parole sistema situazioni complicate. “Fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani” sembra abbia detto Massimo d’Azeglio al momento dell’Unità. Fatto il Papa, bisogna fare cattolici che sappiano prendersi le loro responsabilità: nell’evangelizzazione, nella carità, nella giustizia sociale, nella politica e in tutti quegli ambiti che sono umani e quindi anche spirituali.

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