Come prevedibile, l’informativa tenuta alla Camera dal Guardasigilli Carlo Nordio sulla vicenda Delmastro-Donzelli non è servita a nulla, se non ad avere conferma della tendenza del ministro a offrire giustificazioni in “burocratese” per assolvere due personaggi vicinissimi alla premier Giorgia Meloni. Nel suo intervento, infatti, Nordio non ha fatto altro che ripetere quanto già affermato nelle scorse settimane: “Nessuna intercettazione è stata divulgata” nel caso che ha coinvolto il sottosegretario alla Giustizia Delmastro e il deputato Donzelli.
Insomma, i documenti non erano segreti, ma presentavano la dicitura “limitata diffusione”, che però non si comprende bene cosa significhi, visto che Delmastro si è sentito libero di rivelarne il contenuto a Donzelli, che poi ha fatto da megafono in Parlamento. Verrebbe voglia, come ha fatto Debora Serracchiani in Aula, di chiedere a Nordio di non offendere l’intelligenza di tutti. Ma a centrare il vero punto politico è stato Matteo Richetti, capogruppo di Azione-Iv, che rivolgendosi a Nordio ha detto: “Lei rischia di essere un ministro dalle dichiarazioni importanti condivisibili sulla giustizia e sulla necessità di una riforma, membro di un esecutivo che fa l’esatto contrario di ciò che lei dichiara”. Al di là delle dimissioni o meno di Delmastro, è questo il paradosso che, prima o poi, andrà sciolto.