L’uragano Covid si abbatte sull’America Latina. E l’
Amazzonia è nell’occhio del ciclone. Il Continente è il nuovo epicentro della pandemia, come ha affermato l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), con
oltre 833mila contagiati e quasi 45mila vittime. Nella regione amazzonica – che abbraccia nove Paesi e un terzo della superficie regionale -, i
casi sono oltre più di 133mila e i morti quasi 7mila, secondo i dati della Rete ecclesiale panamazzonica. Tra questi, oltre duemila positivi sono indigeni, come ha sottolineato il Coordinamento delle organizzazioni indie del bacino amazzonico (Coica).
Le vittime fra i nativi sono più di cinquecento. Di fronte a questo scenario drammatico, i popoli della foresta, spesso dimenticati dai rispettivi governi, chiedono aiuto al mondo.
Al loro fianco, si sono schierati artisti, scienziati, intellettuali che alle due di notte italiane – le 21 ora di Brasilia – realizzeranno “Artistas unidos pela Amazonia: progegendo os protetores”, per promuovere il Fondo Amazzonia, creato per soccorrere gli indios, indifesi di fronte al coronavirus (
https://www.amazonemergencyfund.org/).
L’evento virtuale, con musica e interviste – a cui partecipano tra gli altri le star di Hollywood
Barbara Streisand, Jane Fonda e Morgan Freeman, lo studioso Nobel Carlos Nobre, nonché vari leader nativi – sarà trasmesso sul sito
www.artistsforamazonia.org. «Rischiamo l’estinzione, la pandemia potrebbe portare a un nuovo genocidio», afferma
José Gregorio Diaz Mirabel, coordinatore della Coica. Gli scarsi mezzi per la prevenzione, la precarietà delle strutture sanitarie e la corta memoria immunologica dei nativi, li rendono una “preda perfetta” per il virus. «Alla crisi sanitaria si somma l
’incremento della violenza sui nostri territori – ribadisce
Angela Kaxuyana, del Coordinamento delle organizzazioni indigene dell’Amazzonia brasiliana (Coiab) -. I cacciatori di risorse approfittano del momento in cui c’è minore attenzione per colpire. Non lasciateci soli».