Si può amare la pace, anzi si deve. E si può odiare perciò, anzi si deve, ogni gesto che non sia di dialogo, ogni comportamento che favorisca la contrapposizione al confronto più sereno consentito tra le persone e tra i popoli. Chiunque voglia davvero la pace, si dice per esempio, vorrà l’allontanamento dal comando di Netanyahu. E non domani,
quando è già scontato che così sarà perché il popolo israeliano si è già pronunciato sul suo allontanamento, bensì oggi, subito, quando è provato che il popolo israeliano non vuole crisi a guerra in corso, ma al contrario, vuole vincerla e
intende per questo entrare a Rafah, esattamente come vuol fare Netanyahu. E’ un popolo unito che ha dichiarato ciò, ma la sua opinione sembra essere accantonata come una fastidiosa interferenza.
Il contrario è capitato, invece, a San Pietroburgo, dove al momento la popolazione sembra cementata intorno a Putin e una povera signora (a quanto pare) isolata
ha lanciato una molotov per rompere appunto quell’opinione pubblica pacificata e determinata a restare serena con se stessa. Può succedere: possono sembrare di volta in volta attaccabrighe, essendo l’opposto, tanto i popoli quanto le persone sole. Ecco. E tutti lo possono, lo devono discutere, cioè, tutti, esclusi gli imbecilli cronici che gridano sempre e soltanto: “Vogliamo la pace! Vogliamo la pace!”