“Aver mandato il ragazzo egiziano in un Centro per rimpatri? È una punizione sociale. Ci è finito per il clamore della vicenda, è stato scelto fra centinaia di migliaia. È molto squallido – spiega Schiavone – i centri per rimpatri come quello in cui è stato mandato il ragazzo mettono a disposizione 513 posti in tutta Italia a fronte di circa 300 mila irregolari: perché ci si finisce? Per casualità o perché è un modo per dare un segnale. Sono luoghi che nulla hanno a che fare con la gestione dell’irregolarità dato che non hanno l’obiettivo di ridurla bensì di allontanare le persone: sono degli strumenti di rassicurazione sociale. E infatti oggi a Piacenza si può dire che il ragazzo è stato allontanato e siamo tutti soddisfatti. Fra l’altro si tratta di centri caratterizzati da una mancanza di regole adeguate e di servizi che dovrebbero essere chiusi per le condizioni di vita ingestibili”. Al di là dei Cpr, lei si è mostrato molto critico verso il modello di accoglienza e di gestione dei richiedenti asilo in Italia. “Innanzitutto mi faccia partire da un presupposto imprescindibile: l’accoglienza è un dovere di stato, non unicamente morale, ma giuridico dato che dal 2003 gli stati sono obbligati a disporre misure di accoglienza per tutti i richiedenti asilo. Non creare un sistema che riesca a rispondere alle loro esigenze è una violazione di legge”.