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indagini della magistratura svizzera sulle responsabilità della strage di Crans. I due proprietari del locale sono i primi indagati. I dati ufficiali su vittime e feriti sono peggiori di quelli che si potevano immaginare ieri. Ospedali di diversi altri paesi stanno aiutando il servizio sanitario svizzero.
Donald Trump scrive due righe per mettere in guardia il regime iraniano. E dice che la repressione violenta delle proteste scatenerà un intervento americano. Bene, si direbbe, solo che, come sempre nel trumpismo, è tutto troppo semplificato e il senso un po’ si perde. Il regime iraniano ha, comunque, altro da pensare adesso, perché il vero pericolo per la tenuta dell’oligarchia islamista è nella durata e nell’estensione delle proteste civili, fenomeni imprevedibili e incontrollabili, come insegnano vari precedenti storici.
Anche perché la
repressione violenta è già in corso e vittime ci sono già state, per cui le
minacce di Trump rischiano di suonare un po’ vuote e di minare la credibilità americana.
Non ci importa niente di Gaza e Libano, dicono i
contestatori del regime.
I russi continuano a bombardare l’Ucraina, anche oggi con
missili balistici. E rafforzano la loro dotazione di armamenti schierata (contro gli accordi internazionali) in Bielorussia.
Poteva anche aspettare qualche giorno o poteva proprio evitare di mettersi subito a smontare ciò che le organizzazioni che lottano l’antisemitismo hanno costruito in anni negli Stati Uniti e specialmente a New York, invece, il neo-sindaco
Zohran Mamdani ha messo in cima alle sue urgenze amministrative le regole che riguardano proprio la tutela del ricordo dello sterminio subito dagli ebrei e il contrasto a negazionismo e antisemitismo. Un’urgenza impellente fortemente criticata dalle organizzazioni ebraiche, cui sarebbe bene se si unissero nella protesta anche altri centri di partecipazione politica.