Ursula von der Leyen vuole essere confermata come presidente della Commissione. Meglio non mettere troppo in imbarazzo i capi di stato e di governo che la devono nominare. Così, anche se ufficialmente per ragioni tecniche, la Commissione ha rinviato a novembre la raccomandazione sullo sforzo fiscale che sarà richiesto all’Italia sotto procedura per deficit eccessivo. Il giorno della verità è dunque rinviato. Ma l’aggiustamento che il governo di Giorgia Meloni dovrà fare nel 2025 e negli anni successivi sulla base del nuovo Patto di stabilità è un segreto di Pulcinella:
almeno lo 0,6 per cento del pil per un periodo di sette anni, se Roma presenterà un piano di riforme e investimenti serio. Per rispettare le regole europee la manovra strutturale del prossimo anno dovrà dunque essere di almeno
12 miliardi di euro, che si aggiungono ai miliardi necessari a finanziare o rifinanziare varie misure annunciate. Che sia oggi o in autunno, il governo farebbe bene a mettersi al lavoro. Le raccomandazioni offerte dalla Commissione – dalle concessioni balneari alla flat tax, dalla tax expenditure all’aggiornamento dei valori catastali – sono una buona base di partenza.