Ho un sogno: che i ladri funamboli autori dello spettacolare furto al Louvre non siano in realtà né loschi intermediari di ricconi dai caveau strapieni di opere d’arte né, come ho sentito ventilare, contestatori arditissimi di Macron. Spero siano dei monarchici acrobatici, lesti a intrufolarsi nel museo più famoso del mondo per dimostrare come, fregandosi in cinque minuti il tesoro della Corona di Francia, si possa portare tutti a interrogarsi sulle differenze fra Napoleone III e Napoleone I, fra Luigi XV e Luigi XIV; a magnificare lo sfarzo e lo splendore dei gioielli custoditi nella Galleria di Apollo; a rallegrarsi perché, nel trambusto, la corona di María Eugenia Ignacia Agustina de Palafox y Portocarrero de Guzmán y Kirkpatrick è rotolata giù e la sorte ha consentito di preservare questo vestigio del secondo impero, piuttosto raro dopo che fine Ottocento il parlamento repubblicano aveva deciso di vendere praticamente tutti i preziosi appartenuti a sovrani. Chissà, fra due o trecento anni, quando nuovi ladri ancora più sofisticati penetreranno il Louvre cercando di rubare il tesoro della Repubblica, quanto tempo ci metteranno prima di rassegnarsi a uscire a mani vuote.