“Ritengo che alcune tradizioni siano migliori e superiori ad altre”. Non sembrerebbe un’affermazione sensazionale ma lo è: l’autore è un professore universitario. E le università sono scuole di conformismo e oggi il conformismo è relativista. L’autore si chiama Pierpaolo Marrone, il libro citato si intitola “Nodi. Esperienze di filosofia morale” (Mimesis). Anche l’aggettivo “morale” suona strano siccome tutti ormai dicono “etica”, e non è la stessa cosa. Marrone, che insegna all’università di Trieste, osa addirittura specificarle queste tradizioni migliori: “Ci sono tradizioni culturali, politiche, istituzionali che preservano maggiormente di altre la capacità di quell’io, che ognuno di noi sente di essere, di tentare di definirsi in maniera maggiormente libera e creativa. Queste tradizioni identifico nell’imprecisa tag Occidente”. Io per amor di precisione ricordo che le molto occidentali Norvegia e Finlandia svettano nelle classifiche della libertà di stampa ma impediscono ai cristiani di manifestarsi tali, ad esempio perseguendo come omofobo chi cita San Paolo (Romani 1,27). Tuttavia non dubito che in materia di libertà l’Oriente si impegni a conservare tradizioni peggiori. E che la fornitura di criteri per distinguere il bene e il male da parte di un professore universitario sia qualcosa di meritevole, morale, eccezionale.
Un’indagine porta alla luce condizioni di sfruttamento e lavoro nero nella produzione di borse e cinture di lusso. La sostenibilità nella moda è solo teoria? Cosa possono fare imprese e consumatori?
Per sovvertire il diffuso senso di sfiducia e il ripiegamento su “desideri minori” il Paese dispone ancora di un patrimonio di valori collettivo che può offrire risposte a rassegnazione ed emotività