Proseguono a rilento le operazioni militari per liberare la città di
Marawi, nelle
Filippine, dall'
occupazione jihadista dei
Maute. La tensione è altissima nella quarta settimana di scontri: dallo scorso 23 maggio il conflitto, infatti, interessa la città, sull’isola meridionale di Mindanao, dopo la parziale occupazione da parte dei guerriglieri del
gruppo estremista islamico Maute. A oggi i morti sono circa 200, di cui la maggior parte ribelli.
Centinaia di
combattenti islamici sarebbero riusciti a lasciare l’area, forse diretti verso centri vicini dove possono contare su appoggi tra la popolazione musulmana. Per fuggire, secondo quanto riporta l’agenzia
Fides, i terroristi impiegano donne e bambini come scudi umani. Oltre 250 ostaggi restano nelle mani dei guerriglieri, inclusi il vicario episcopale
padre Teresito “Chito” Suganob, e 14 cattolici sequestrati con lui nella Cattedrale attaccata e incendiata. «Gli ostaggi non si possono mai considerare «danni collaterali», dunque speriamo che le forze armate facciano il possibile per salvarli», ha dichiarato a
Fides il vescovo di
Marawi, monsignor Edwin de la Peña. L’attesa per la loro sorte si associa alla preoccupazione, che è anche dell’Unicef, per le conseguenze dei combattimenti e dell’evacuazione sugli almeno 50mila bambini coinvolti.