Dopo l’arresto del super latitante
Matteo Messina Denaro, il circo mediatico-giudiziario ha iniziato a
costruire e diffondere verità alternative, come il desiderio della politica di sottrarre strumenti preziosi nella lotta alla mafia come le intercettazioni. Non è così e lo stesso ministro della Giustizia,
Carlo Nordio, nel presentare le linee guida per una riforma che limiti l'uso arbitrario degli strumenti di intercettazione, li ha definiti comunque "indispensabili", ma
ha ribadito che occorre "ridurre gli abusi". Eppure nelle audizioni in commissione Giustizia al Senato, il Garante della privacy,
Pasquale Stazione, ha messo in guardia il Parlamento dal modificare la legge Orlando, che ha cinque anni di vita ma solo due – per via dei ripetuti rinvii dei governi Conte – di applicazione. Stazione ha detto che dal 2020, data dell'entrata in vigore della nuova normativa,
l’Autorità non ha registrato alcuna violazione: zero pubblicazioni illegittime sui giornali di contenuti processualmente irrilevanti lesivi della privacy, secondo il Garante. Basta tornare indietro di appena una settimana, alla gogna di Rep. e Domani contro Santanché, per trovare
un esempio che smentisce questa affermazione, ma tant'è.