Milano. In tre giorni, il Labour neozelandese ha trovato un nuovo leader che da domani sarà anche il nuovo primo ministro del paese al posto di Jacinda Ardern, che si è dimessa all’improvviso la settimana scorsa. E’ stato nominato Chris “Chippy” Hipkins, che era anche l’unico candidato, quarantaquattro anni, amante delle salsicce, due figli piccoli, una moglie da cui si è amichevolmente (così dice) separato un anno fa, ministro dell’Istruzione con delega sulla gestione della pandemia e in generale sulla gestione dei guai: lo chiamano “troubleshooter”, oltre a sottolineare che è un tipo brusco e affilato. Prendendo precipitosamente la guida del Labour, Hipkins ha puntato sulla continuità, riservando parole elogiative alla Ardern (sono entrati in politica insieme) e ignorando i borbottii interni al partito che hanno accompagnato la sua uscita di scena.
Nell’ultimo anno però la passione per la Ardern era andata sfumando, per ragioni legate al
post pandemia e a promesse economiche non mantenute: nei sondaggi per le elezioni che si terranno a ottobre, il Labour è indietro di cinque punti percentuali rispetto ai conservatori dei Nationals. I borbottii, che da questa parte di mondo non sono arrivati, riguardano proprio questo:
il Labour potrebbe perdere le elezioni, la Ardern avrebbe potuto contribuire a limitare i danni, e invece senza di lei la sconfitta potrebbe essere più smaccata. Non voleva perdere forse, e così rischia di fare un regalo alla destra, a meno che l’uomo cui tocca rassettare il Labour non sappia anche riportarlo in cima ai sondaggi.