Dio salvi la Principessa. Da sé stessa? No, dalla massa, dall’orribile volgo democratico-internettiano. Dagli scrutatori di scatti, dai cercatori di difetti, ritocchi, peli nell’uovo. Le principesse non si analizzano, si ammirano! Basta insolenza, ci vuole reverenza! Dio salvi la Principessa dalla fotografia, degradante tecnica moderna. Quando l’élite si faceva immortalare dai pittori erano tutte belle le nobildonne, e nessuno osava dubitarne. Si osservi la principessa Bibesco di Boldini: quanta grazia! La baronessa Ribblesdale, la contessa Ritzer, la marchesa Concha, che meraviglie! In un’epoca di tracagnotte, le aristocratiche del sommo ritrattista erano tutte affusolate. Boldini compiaceva la committenza, chiaro, ma nel contempo elevava il pubblico, siccome “educare l’anima significa insegnarle a trasformare l’invidia in ammirazione” (Nicolás Gómez Dávila). Dio salvi la Principessa che ha rivelato la divisione del mondo in due: da una parte i monarchici, dall’altra gli invidiosi.
I saggi proverbi ci hanno insegnato che non tutto è oro ciò che luccica. Ne deve aver avuto coscienza, a proprie spese, anche la bellissima Kate Middleton, principessa di Galles, futura regina d’Inghilterra, invidiata, imitata, irraggiungibile.