La timidezza dei poveri è un mistero antico. Forse non è né viltà né eroismo. È solo mancanza di prepotenza.
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Due anni fa, in prima magistrale, lei mi intimidiva. Del resto la timidezza ha accompagnato tutta la mia vita. Da ragazzo non alzavo gli occhi da terra. Strisciavo alle pareti per non esser visto. Sul principio pensavo che fosse una malattia mia o al massimo della mia famiglia. La mamma è di quelle che si intimidiscono davanti a un modulo di telegramma. Il babbo osserva e ascolta, ma non parla. Più tardi ho creduto che la timidezza fosse il male dei montanari. I contadini del piano mi parevano sicuri di sé. Gli operai poi non se ne parla. Ora ho visto che gli operai lasciano ai figli di papà tutti i posti di responsabilità nei partiti e tutti i seggi in parlamento. Dunque son come noi. E la timidezza dei poveri è un mistero più antico. Non glielo so spiegare io che ci son dentro. Forse non è né viltà né eroismo. È solo mancanza di prepotenza. Lorenzo Milani[da Lettera ad una professoressa]
Si comincia a parlare di cristiani «anonimi», coloro che non sanno di cercare e di portare Cristo. Mazzolari, con una parola presa dal Vangelo, assai più carica di sfumature e di profondità, introdusse nel linguaggio e nell'attenzione spirituale la parola «lontano».
"Verrà il giorno in cui avremo una cristianità in piedi di fronte a una civiltà prona davanti a tutti gli idoli, un giorno in cui contro le stolte pretese dei figli degli uomini prevarrà il libero respiro dei figli di Dio"