È stata la Direzione investigativa antimafia del capoluogo toscano ad eseguire il sequestro preventivo (potrebbero essere successivamente confiscati) in quanto Dell'Utri non avrebbe dichiarato importi pari a 42.679.200 euro, violando così le leggi antimafia. Secondo gli inquirenti questa cifra deriverebbe dai bonifici emessi da Silvio Berlusconi a Dell'Utri, dopo la condanna di quest'ultimo da parte della Cassazione nel 2014 per il reato di concorso esterno nel delitto di associazione di tipo mafioso.
In un comunicato firmato dal procuratore della Dda Filippo Spiezia, si spiega che la misura cautelare del sequestro finalizzato alla confisca è stata richiesta ed ottenuta "con riguardo alle fattispecie di reato di cui agli articoli 30 e 31 legge 13 settembre 1982, n. 646" (legge Rognoni-La Torre), in quanto Dell'Utri "con più azioni e omissioni, in tempi diversi, in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, pur essendovi tenuto, in quanto condannato con decisione passata in giudicato", ha omesso di "comunicare le variazioni patrimoniali". Secondo le norme i condannati per reati di stampo mafioso sono tenuti a comunicare ogni modifica del patrimonio, in positivo e in negativo.
Il provvedimento del gip, si legge ancora nel comunicato, ha così disposto "il sequestro preventivo in forma diretta, sino alla concorrenza della somma di 2 milioni e 590 mila euro direttamente riconducibili a Dell'Utri, mentre 8 milioni e 250 mila euro alla moglie Miranda Ratti".