Per una nazione che tra l’Ottocento e Novecento ha visto partire trenta milioni di persone in cerca di fortuna o condizioni di vita migliori non è poi così difficile trovare qualcuno con un nonno o un bisnonno italiano da poter convocare in Nazionale quando c’è necessità. La sezione Football Analysis del Club Italia, l’organismo che riunisce e coordina le attività delle squadre nazionali, lo sa bene, per questo è da anni che monitora in tutto il mondo, soprattutto in Sudamerica, i migliori talenti che hanno la possibilità di richiedere il passaporto italiano. Legittimo, soprattutto in un calcio che è sempre più globalizzato e nel quale il tempismo, ossia l’arrivare prima nello scorgere un talento e “farlo proprio” – pare forse brutto ma è così –, è determinante e può garantire vittorie importanti.
Roberto Mancini l’aveva detto all’alba del suo mandato da commissario tecnico che la Nazionale doveva ragionare come un club. Si riferiva anche a questo. E’ persona concreta Mancini, sa che se c’è un problema, questo non va ignorato o sottostimato, ma serve trovare il modo di risolverlo. Aveva suggerito alle squadre di Serie A di prestare più attenzione ai vivai e non si è fatto problemi a dare lui stesso il buon esempio prendendo proprio dai vivai i migliori prospetti – da
Nicolò Zaniolo a Simone Pafundi –; aveva esternato più volte la necessità di una riforma del calcio italiano, sottolineato l’utilità delle seconde squadre per i club (sa di cosa parla, ha allenato in Inghilterra), e per la Nazionale; ha cercato, molto pacatamente a dire il vero, di spingere verso un allargamento della cittadinanza. Il mondo del calcio e quello della politica non hanno ritenuto di seguirlo. Liberi di farlo, è pur sempre soltanto un ct.
Mancini ha guidato una Nazionale che in due anni
ha vinto l’Europeo e
non si è qualificata ai Mondiali: sintomo che di giocatori validi ce ne sono, ma anche tanti, tantissimi, problemi. Problemi ai quali però non sempre, quasi mai, si è prestata la giusta attenzione, perché in Italia si credono risolti alla prima vittoria. Lo stiamo assistendo anche in questi giorni di grandi applausi per le sei italiane ai quarti delle coppe europee.