Infatti, come ha affermato: "La lotta alla criminalità è al primo punto dell'agenda del governo Meloni". In primis tramite
la misura dell'ostatività. Il ministro lo ripete, e sulle parole di ieri di Giorgia Meloni, che ha chiarito che l'ergastolo ostativo non si tocca, dichiara: "Una scelta giusta e chiara contro la mafia". Anche, in merito, la critica è sempre la stessa: la Costituzione prevede la funzione riabilitativa della pena. "Lo stato ha ingaggiato una guerra contro la mafia e non può concedere vantaggi al nemico. Alla luce di questo vanno effettuate anche le valutazioni di ordine costituzionale", dice alla
Stampa Matteo Piantedosi.
E se è vero che
il momento della cattura dopo trent'anni del superlatitante è stato un segnale di rafforzamento per il nuovo governo, è anche vero che ha attirato a sé diversi dubbi. Tra la curiosità in merito a come si è svolto l'arresto e la speranza che Messina Denaro possa e voglia parlare per far luce sui punti oscuri della stagione delle stragi del paese,
si sono fatti spazio teoremi più o meno abbozzati e complottistici. Questi ultimi hanno portato il ministro a sottolineare che ogni teoria
"si deve sempre basare su fatti concreti e verificati. In giro ci sono dei professionisti del retroscena che inquinano il dibattito con tesi spesso strampalate e ricostruzioni forzate, prive di riscontri". Così, sul fatto che Messina Denaro latitava dal 1993, vivendo a Palermo e facendosi curare sotto falsa identità nella clinica Maddalena, il ministro afferma: "Si è trattato di un lavoro investigativo lungo e paziente da parte della magistratura e delle forze di polizia per assicurare alla giustizia un boss che probabilmente ha potuto godere di un'articolata rete di protezione". Mentre in merito a una presunta trattativa prima che il capomafia fosse preso, Piantedosi dice: "L'arresto è avvenuto grazie a un lavoro lungo, con metodi d'indagini tradizionali e caparbi. Il resto è fantasia".
E nonostante questo momento di vittoria dello stato resta tanto lavoro da fare in merito al tessuto di complicità che lega Cosa nostra e la società civile della buona borghesia, nonché quello che unisce clan e politica. Su entrambi l'impegno "di magistrati e forze di polizia è molto puntuale e porta a risultati continui", dichiara Piantedosi.
Mentre sulle sue stesse parole, risalenti a tre giorni prima dell'arresto di Messina Denaro, in cui si augurava di essere il ministro in carica nel momento in cui il boss sarebbe stato preso, Piantedosi non approfondisce, e sembra voler precisare, sia nell'intervista alla Stampa che in quella al Corriere, la sua estraneità all'operazione degli agenti: "Ho saputo dell'arresto nel momento in cui è avvenuto".