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Una fogliata di libri

Il tram imbizzarrito turba Milano. Lettera da Porta Venezia

Il tram imbizzarrito turba Milano. Lettera da Porta Venezia
Ansa
Le immagini del tram 9 che a una velocità impazzita deraglia rovinosamente a Porta Venezia hanno suscitato un percepibile turbamento a Milano. Perché il tram è una delle poche certezze dei milanesi. Il tram è fedele: sempre i suoi binari lo conducono al medesimo capolinea. Il fruscio metallico delle ruote è il primo rumore della città al mattino, e l’ultimo la sera. In tram ti senti al sicuro dal traffico: anche in un incidente, difficile ci si faccia male. Così quando sali in tram puoi leggere, dormire, o guardare Milano. Il tram è rilassante. Nessuno mai ha avuto paura a salire su un tram. Dai finestrini guardi chi va in moto, in bici, in monopattino, e li compiangi: “Matti”. Tu, invece, al sicuro.
Quel 9 al galoppo come un cavallo imbizzarrito lungo i Bastioni, ci ha lasciato stupefatti. Mai si è visto un tram correre così. Quell’improvviso svoltare poi, e inclinarsi fin quasi a ribaltarsi, e lo schianto. Assurdo, non sono cose da tram milanese. Peggio ancora, due passeggeri morti. Il come, ha dell’incredibile: sedevano tranquilli quando sono stati proiettati fuori dai finestrini, e addirittura sotto le ruote. Una morte terribile quanto sbalorditiva. Erano lì, assorti nei loro pensieri, e di colpo come afferrati per i capelli e scaraventati sull’asfalto.
Sono cose che sconcertano. Si direbbe che quando è giunta la tua ora, ti vengono a prendere. Ovunque. Che sia il disegno di Dio, come io credo, o il fato, un cieco tessere fili di Parche, turba comunque la precisione con cui si viene prelevati: sul caro vecchio tram che prendi ogni giorno. Il che forse dovrebbe renderci meno distratti: non sappiamo il giorno, né l’ora, come ci è stato autorevolmente detto. Però, da un tram proprio questa non ce l’aspettavamo. Sono buoni i tram, quelli vecchi soprattutto, col loro muso mite, e rassicura il loro clangore metallico, la sera, quando tornano al deposito: “Un altro giorno è andato”, dicono. Serenamente però lo dicono – come se il tempo non dovesse finire mai.