Sulla cresta dell’onda di Milano da ormai undici anni, esattamente come Papa Francesco, ma senza nessuna intenzione di sventolare bandiera bianca, il sindaco Beppe Sala ha invece voglia di rilanciare su tutti i tavoli, in una sorta di all-in comunicativo e politico in cui ribaltare nel piatto tutte le sfide del momento, e che da tempo vedono lui e la sua giunta in una qualche difficoltà. Chi lo conosce ormai da un decennio ha imparato a decrittarne le strategie comunicative (e gli umori), se non parla è perché qualcosa non va o non gli garba, se invece parla è per togliersi qualche sassolino d’inciampo.
Negli ultimi mesi la comunicazione del primo cittadino s’era diradata, ora è tornato alla carica. Ha annunciato ad esempio a ripresa delle dirette video settimanali sui social (molto utilizzate in epoca Covid), “torno a confrontarmi con la città”. Su Instagram si chiameranno “Cose in Comune”. Argomenti “al costo delle case alla sicurezza, dallo stadio allo smog, dai taxi alle
Olimpiadi”. C’è un indiretto cui scrivergli all’indirizzo dedicato. “Non è un calcolo politico, il mio mandato scadrà nel 2027”.
Basterà a rilanciare l’immagine (o percezione) dell’amministrazione? Di certo, l’intenzione è quella di chiudere con una immagine assai afona della Giunta.
L’altra partita in cui ha deciso di tagliare corto è quella della Scala. Lunedì si è presentato al cda del Teatro, di cui è presidente, e ha tagliato corto: per il nuovo sovrintendente il nome giusto è quello di Fortunato Ortombina, ora sovrintendente della Fenice, che è anche il nome su cui ha puntato da tempo il ministro Sangiuliano. Alle rimostranze di una parte del cda, che noblesse oblige non vuole dare l’impressione di essere scavalcato, e ai timori indiretti del direttore musicale Chailly, desideroso di conferme, il sindaco ha risposto di corto muso, direbbe Allegri: se avete di meglio ditelo, ma Ortombina è la scelta più solida. Alla faccia di chi vuole farlo litigare con Sangiuliano (del resto il 7 dicembre tutti e due vogliono inaugurare Palazzo Citterio).
Sui disastri di Milano Ristorazione ha dovuto, di malumore, mettere la faccia e chiedere scusa: ma conoscendolo avrà ribaltato più di una scrivania. Vedremo quanto e in che tempi cambieranno le cose. Poi c’è la politica, suo vecchio e altalenante pallino. La scorsa settimana è stato protagonista al convegno “L’Europa che vogliamo” organizzato dal Pd bonacciniano, e ha parlato di un suo futuro “non più da manager” ma a tutto tondo in politica, anche se il mandato da sindaco è ancora lungo. Si è così tornati a parlare del mitologico ruolo di “federatore” di un campo largo, anche se Sala, che ha già accarezzato in passato l’idea, ha capito che di campo al momento ce n’è poco. E soprattutto c’è la profonda frattura tra lui e l’ex terzo polo riformista e l’area Renzi. Ma sarà in campo, come non ha detto, per dare una mano alle europee. A tutto campo, un all-in in cui si può vincere tutto – cioè un ruolo rinnovo e rafforzato in città e nella sinistra – ma si può anche andare a sbattere. Ma Beppe Sala è un esperto ciclista, sa schivare le buche e prendere bene le curve.