La campagna di disinformazione russa nei Giochi di Parigi è iniziata ben prima della cerimonia di apertura lungo la Senna: l’anno scorso un (falso) film Netflix aveva iniziato a circolare sui social, la voce narrante, generata dall’intelligenza artificiale, era di Tom Cruise, e criticava il Comitato olimpico internazionale. Il titolo del cortometraggio fake – ma orchestrato benissimo, con tanto di copertina, logo e false recensioni che rimandavano a giornali come il New York Times – anticipava già tutte le intenzioni del Cremlino: “Olympics has fallen”,le Olimpiadi sono cadute. L’impatto del video aveva portato a intervenire persino Microsoft, che con un comunicato a giugno aveva confermato gli obiettivi di Mosca: “Se non possono partecipare o vincere i Giochi, allora cercano di indebolire, diffamare e degradare la competizione internazionale nella testa dei partecipanti, degli spettatori e del pubblico globale”.
Il nome in codice del gruppo hacker dietro al video è Storm-1679, e già mesi prima dell’inizio dei Giochi pubblicava contenuti generati dall’IA per seminare terrore sull’imminente mega evento – alcuni di questi facevano allusioni anche alla violenza contro gli atleti israeliani alle Olimpiadi del 1972 – ma non è l’unico. C’è il famoso Storm-1099, più noto come “Doppelganger”, il sito di disinformazione russo Rrn dietro cui ci sarebbe Sergei Kiriyenko, imprenditore molto vicino a Vladimir Putin, e un gruppo chiamato “Matrioska”, che ha diffuso un falso avvertimento della Cia che metteva in guardia i cittadini statunitensi dall’utilizzare la metropolitana di Parigi durante le Olimpiadi per pericolo di terrorismo. Secondo Microsoft, Storm-1679 produce da tre a otto video falsi alla settimana, in inglese e francese, molti dei quali si spacciano per media ufficiali come Bbc, Al Jazeera e altri, e sarebbero almeno 30.000 i bot di social media legati a questi gruppi russi che durante i Giochi olimpici diffondono notizie false contro il paese ospitante, propaganda contro l’occidente e amplificano dibattiti e polemiche per svilire la competizione.
La disinformazione del Cremlino ha accelerato a marzo, l’obiettivo era Parigi e i suoi Giochi, ma nel frattempo si è servita di ogni circostanza – il conflitto tra Israele e Hamas, la guerra in Ucraina, le proteste in Nuova Caledonia, le elezioni europee e poi le legislative francesi – sfruttando i momenti di instabilità, insinuandosi nelle crepe. Il presidente francese Macron ha accusato più volte la Russia di aver preso di mira i Giochi incentivando la narrazione che la Francia non sarebbe stata in grado di ospitarli. Così è successo, si è insinuata in ogni dibattito, come nel caso della pugile algerina Imane Khelif – dopo che proprio il russo Umar Kremlev, presidente dell’International Boxing Association (Iba) aveva sostenuto che Imane fosse un’atleta che “fingeva di essere donna” – le campagne di disinformazione hanno sfruttato le polemiche sulle “atlete trans” (insieme alla taiwanese Lin Yu Ting) e amplificato il dibattito, che è presto diventato argomento di tendenza. La notizia che Khelif e Lin fossero trans non era vera, ma i bot russi hanno cavalcato l’onda. Secondo il presidente del Coni Giovanni Malagò nei giorni precedenti all’incontro di boxe con Imane, l’Iba avrebbe fatto pressioni sull’italiana Angela Carini, alla quale poi ha offerto un premio di 100 mila dollari.
Lo stesso è successo con il caso di Escherichia coli nella triatleta belga Claire Michel: per concentrare tutta l’attenzione sulla Senna inquinata e quindi la disorganizzazione di questi Giochi i bot si sono scatenati. Alla fine niente era vero, ieri Michel ha messo fine alle polemiche negando di essere stata contaminata dal batterio, ma intanto gli articoli sulla Senna contaminata erano già online, tradotti in più lingue, insieme a un video generato con l’IA in cui Macron si lamenta della scarsa pulizia di Parigi.
Nonostante il divieto di partecipazione ai Giochi, la Russia ne ha preso parte lo stesso, ma online: Newsguard, un sito che analizza la disinformazione, ha identificato 29 narrazioni relative alle Olimpiadi di Parigi in 16 lingue, circolate e diffuse su 71 siti di notizie e informazioni. Quasi la metà sono siti russi.