Mattéo Guendouzi aveva ventiquattro anni e aveva già vissuto quattro vite calcistiche. Problemi di prospettiva. Era stato una stella delle giovanili del Paris Saint-Germain, poi un ragazzino senza futuro. All’Arsenal era diventato uno dei centrocampisti più promettenti d’Europa, prima di essere messo da parte reo di non aver fatto quel salto di qualità che tutti si aspettavano. Era andato prima all’Herta Berlino e poi all’Olympique Marsiglia, continuando a fare quello che aveva sempre fatto: correre, pressare, contrastare e, una volta ripresa la palla, ripartire. E continuare a farlo alla maniera di sempre.
Non furono pochi i tifosi della Lazio che dopo le prime partite a bollare come inadeguato, se non inutile, quella lunga chioma riccioluta che si muoveva per il campo senza capire bene cosa stesse facendo.
Un problema di prospettiva. Un altro. Serviva solo un po’ di tempo per far sì che il cono visivo di Maurizio Sarri, quello del francese e quello dei tifosi si calibrassero.
Non ci volle poi molto. Un paio di mesi appena. Il tempo per capirsi. E per accorgersi che quella lunga chioma riccioluta si muoveva per il campo capendo benissimo quello che faceva, anche se a volte tutto ciò non appariva chiaro.
C’è più nessuno che ha dei dubbi su Mattéo Guendouzi, anzi. All’Olimpico se lo godono proprio, perché sanno benissimo che non c’è tanta gente in giro capace di fare quello che fa il francese: in pratica tutto e pure bene. Certo non da fuoriclasse, ma è finito il tempo nel quale i fuoriclasse si trasferivano in Italia.
Lo vedono ogni fine settimana correre, pressare, contrastare e, una volta ripresa la palla, ripartire. O inserirsi, cercare e trovare spazi vuoti da riempire. Lo vedono soprattutto dannarsi anima e corpo. E a volte arrabbiarsi con chi tutta questa foga e questo ardore non lo riversa sul campo di gioco.
Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.