Tangentopoli ha invece fatto da spartiacque fra due mondi: uno, che oggi reputiamo antiquato, in cui al nome del partito veniva associata una caratteristica programmatica (l’essere liberale, cristiano, comunista, socialista, etc.); un altro, il radioso mondo nuovo, in cui
i nomi dei partiti si tengono sul vago, ricorrendo a generiche esortazioni (Forza Italia, Italia Viva), ritornelli (Fratelli d’Italia), oscuri riferimenti iniziatici (MoVimento 5 Stelle) o tautologie (Partito Democratico), quando non denunciano clamorosamente la perdita della bussola troncando la propria ragion d’essere e presentando al pubblico un nome monco, sospeso nel vuoto, come la Lega Nord diventata Lega e basta. Gli italiani si sentono pronti a fare a meno dei partiti perché
il più delle volte sanno per chi votano ma non sanno per cosa stanno votando; senza partiti, potrebbero finalmente non pensarci più.