Tra i fiori dell'arte italiana

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Tra i fiori dell'arte italiana

<span style="font-family: &quot;Libre Franklin&quot;, sans-serif;">Amedeo Bocchi, <em>L&rsquo;ombrellino giapponese</em>, 1915</span>

Ci sono mostre dal titolo in inglese, ci sono mostre di installazioni, ci sono mostre “in difesa dei diritti umani”, poi c’è la mostra “Flora. L’incanto dei fiori nell’arte italiana dal Novecento a oggi” (fino al 29 giugno). Ovviamente vado lì, a Villa Magnani, Traversetolo. Come ha scritto Jünger “quando il mondo ci pare sottosopra, la vista di un fiore può riportare l’ordine”. E figuriamoci che risultati può ottenere la vista di moltissimi fiori in moltissimi quadri.
Non si potevano fare foto, le ho fatte lo stesso: sono il più anarchico degli uomini d’ordine. E così adesso, consultando l’album, posso stilare classifiche, assegnare premi. Quadro più bello di autore del passato: “Il vaso blu” (1933) di Cagnaccio di San Pietro. Quadro più bello di autore vivente: “Orto botanico di Pisa” (1977) di Giuseppe Bartolini. Premio al quadro assente (siccome nella mostra il ventunesimo secolo è carentissimo): “Monumento fiore” (2022) di Enrico Minguzzi. Premio alla modella: “La fioraia” (1919) di Enrico Lionne. Premio alla carriera: Antonio Donghi, presente con più tele sublimi. Fuori dalla mostra, intorno alla villa appartenuta al collezionista Luigi Magnani, il parco è un incanto ulteriore. E dunque correte a Traversetolo, immergetevi nella bellezza di “Flora”: diventerete più belli o almeno più profumati.

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