Un'esperienza poco raccontata da Camilleri, nella biografia di Luca Crovi

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Un'esperienza poco raccontata da Camilleri, nella biografia di Luca Crovi

foto Olycom

Centenario centenario, Luca Crovi (1968) ha scritto una biografia di Andrea Camilleri pescando nella ricca messe di interviste e racconti altrui, nella propria competenza e nell’eredità di suo padre Raffaele. L’altra sera il libro (Salani, pp. 267) è stato presentato a Santa Fiora, insieme ai ricordi di Giancarlo De Cataldo e di Carlo Degli Esposti, che di Camilleri è stato il produttore e amico. La rassegna estiva di “Notizie dall’Amiata”, guidata da Alessandra Sardoni e Mariola Camilleri, è il frutto della fedele frequentazione dell’Amiata da parte dello scrittore, della sua famiglia e di amiche e amici fra i più cari, oltre che dell’ombra magnanima di Davide Lazzaretti.
L’aneddoto più singolare, almeno per me, che pensavo di saperla lunga, riguarda un bar di Porto Empedocle – Vigàta – e risale a una sera di settembre del 1986. Crovi lo ricava da una cronaca di Felice Cavallaro per il Corriere. Due sicari mafiosi a volto scoperto entrano nel bar e aprono il fuoco contro i presunti componenti di una famiglia rivale, uccidendo cinque persone e ferendone altre tre. “Nell’articolo non c’è il nome degli assassini, e non si fanno nemmeno i nomi dei sopravvissuti alla strage. Non vengono citati né contati. Uno di loro era Andrea Camilleri”. Segue il meticoloso racconto che più tardi, e raramente, Camilleri avrebbe fatto di quella esperienza. Oltre che ai famigliari e a qualche intimo, a Saverio Lodato, che lo incluse in un suo libro. Al paese in vacanza, e affezionato a un whisky della staffa, Camilleri passa dal bar fatale. il resto del racconto, tragico e rocambolesco e comico, come se l’avesse scritto lui, compresa una strage successiva, leggetelo nel libro, pagina pagina, se ne avete voglia. Vale la pena.

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