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Quattro "no" (molto realistici) sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica

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Quattro "no" (molto realistici) sull'elezione diretta del Presidente della Repubblica
Foto di Paolo Giandotti, via Ufficio Stampa Quirinale, via LaPresse&nbsp;<br />
Il politologo Olivier Rozenberg, che insegna a Sciences Po, ha individuato non uno, non due, non tre ma quattro motivi per cui l’Italia non dovrebbe optare per l’elezione diretta del presidente della Repubblica. Primo: un presidente eletto dal popolo rischia di orientare la politica del governo. Ma, anche se non insegno a Sciences Po, mi sembra che nella storia recente d’Italia non manchino presidenti che, in un modo o nell’altro, hanno orientato la politica del governo anziché limitarsi a fungere da taglianastri.
Secondo: un presidente eletto dal popolo rischierebbe di non coincidere con la maggioranza parlamentare. Ma, anche se non insegno a Sciences Po, mi sembra che la diversa durata del mandato presidenziale e della legislatura possa già far coesistere un presidente e una maggioranza politicamente difformi, come ad esempio oggi.
Terzo: l’elezione di un presidente appartenente a un’area geografica connotata può far sentire escluso chi vive in aree distanti. Ma, anche se continuo a non insegnare a Sciences Po, mi sembra che questo sia il peccato originale della Repubblica: dopo il referendum del 1946 trainato dai voti del nord, venne eletto in De Nicola un galantuomo borbonico del sud.
Quarto: un presidente eletto dal popolo non sarebbe visto come neutrale poiché appartenente a un partito politico. Ma, sempre senza insegnare a Sciences Po, mi sembra che Mattarella, Napolitano, Scalfaro, Cossiga, eccetera, appartenessero tutti a partiti politici ben definiti; e che, mentre ad esempio il re d’Inghilterra ha diritto di voto ma se si presentasse davvero ai seggi verrebbe preso per matto, i nostri giornali traboccano di foto orgogliose nel mostrare i presidenti che infilano la scheda nell’urna, confermando l’evidente e legittima predilezione per una parte o per l’altra.
Viene quasi da fare un salto a Sciences Po per seguire le lezioni di questo politologo che, mettendoci in guardia dall’elezione diretta del presidente della Repubblica, in realtà ci rivela che è meglio non averlo affatto, il presidente della Repubblica.

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