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Bandiera Bianca

L'odio verso i Tramlink dopo l'incidente di Milano

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L'odio verso i Tramlink dopo l'incidente di Milano
Foto ANSA
Bisogna intendersi, quando si dice che i cittadini di Milano vogliono che venga sospesa la circolazione dei modelli Tramlink dopo l’incidente di venerdì. Leggo che a richiederlo sono dei comitati che rispondono a tre sigle: La 73 non si tocca, AspettaMi-milanesi in attesa del bus, e MPL-Movimento per le libertà. Il primo, nonostante la dicitura curiosamente specifica, è un comitato ostile al depotenziamento dei mezzi di superficie; il secondo si concentra invece sui tempi lunghi (lunghi per gli standard milanesi, eh) di attesa alle pensiline; il terzo, cito, “nasce dall’ispirazione di due dei tantissimi attivisti No Green Pass (…) a difesa delle libertà dei cittadini e contro ogni sorta di ingiustizia”. Vasto programma. Non so se questi comitati costituiscano la maggioranza dei milanesi, non credo; so però che la loro stessa richiesta va contro gli interessi che dovrebbero difendere.
Senza voler sminuire la tragedia di viale Vittorio Veneto, in città i Tramlink circolano e funzionano da un anno. Sono più moderni, più confortevoli e più accessibili dei modelli precedenti, pur ancora in onoratissimo servizio; sono bidirezionali, perciò riducono i tempi di manovra, oltre che più capienti e più sostenibili. In sostanza, i Tramlink costituiscono un potenziamento dei mezzi di superficie, possono decurtare i tempi di attesa e, se proprio si vuole azzardare l’esame etico di un tramvai, sono più giusti, in quanto hanno un minore impatto ambientale e una maggiore capacità di sorvegliare i malintenzionati con un sistema di videocamere. Non mi è chiaro pertanto per quale ragione questi comitati auspichino il ritorno a mezzi meno funzionali; a meno che, fra le libertà che intendono difendere, non spicchi quella di rassegnarsi ad andare a piedi per far prima.