La lottizzazione delle autorità portuali italiane non conosce sosta. Dopo essersi divisi à la Cencelli le nomine dei presidenti i partiti della coalizione di governo sono passati bellamente a spartirsi anche i segretari generali, che dovrebbero essere invece indicati autonomamente dai neo-presidenti. Il primo test è andato in buca a
Venezia dove a un presidente, Matteo Gasparato, in quota FdI è stato abbinato un segretario generale, Roberto Mantovanelli, di matrice Lega.
A Trieste era previsto, a parti scambiate, il replay ma Fratelli d’Italia ha esagerato e ha indicato per la carica di segretario generale un militare di carriera, Gianluca Civitarese, capitano di fregata della Marina. Ed è stata subito bora. Le opposizioni di centro-sinistra hanno denunciato “la militarizzazione” del porto e hanno paventato addirittura il rischio di ridurlo “ad avamposto Nato piuttosto che rilanciare i traffici commerciali”. E la dem Debora Serracchiani ha denunciato “una politica che ha messo gli scarponi”.
Ma se il giudizio delle opposizioni poteva essere scontato la militarizzazione targata FdI ha irritato gli alleati di centrodestra e le categorie produttive che si sono immediatamente messi di traverso. Via via hanno preso le distanze da Civitarese la Lega, seguita dal governatore del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, da Forza Italia e dalla Confindustria.