La verità assoluta nel calcio non potrà mai esistere

| DI Jack O’Malley

La verità assoluta nel calcio non potrà mai esistere

Foto LaPresse

Presto, innalzate al cielo dieci, cento, mille pinte per Mark Clattenburg, l’ex arbitro inglese che da tempo conduce una sacrosanta e non reazionaria battaglia contro il Var: ha impigrito gli arbitri, viziato il gioco, ucciso le emozioni e soprattutto trasformato noi britannici in petulanti italiani sempre pronti a lamentarsi delle decisioni arbitrali. Ormai stiamo ore a discutere di intensità dei contatti, distanza della mano dal corpo, ci accapigliamo su un fallo fischiato o non fischiato per colpa del grande equivoco che il Var ha introdotto nello sport più bello del mondo, rovinandolo, e cioè che possa esserci una verità assoluta, oggettiva e definitiva per ogni dettaglio, ogni contrasto, ogni movimento più o meno involontario. Liberateci da questo inferno, please.
E liberate i tifosi del River Plate da un altro, nuovo, incubo tecnologico: da quest’anno la squadra argentina (potrà mai venire qualcosa di buono, da quel posto?) ha introdotto un sistema di riconoscimento facciale per l’ingresso allo stadio. Gradualmente verranno eliminati biglietti fisici e digitali e basterà associare l’acquisto del posto allo stadio ai propri dati biometrici, farsi riprendere dalle apposite telecamere ed entrare. L’obiettivo è quello di ridurre le attese e le code all’ingresso, “migliorare l’esperienza dei tifosi”, impedire che qualcuno entri con il biglietto di un altro e naturalmente usare più dati personali possibili creando, cito, “un database di tifosi con identità verificate, aprendo nuove opportunità per interazioni personalizzate e campagne di marketing mirate”.
Da quando il calcio ha smesso di essere uno sport e ha cominciato a diventare una fucking experience come il cibo, i viaggi e le mostre d’arte, l’ideale di chi lo gestisce è trasformarci in automi registrati e innocui a cui succhiare l’anima in cambio di culo al caldo e coscienza a posto. Preferisco trasferirmi in una botte in campagna con una scorta di bionda, piuttosto. O andare a vedere il calcio femminile su campi finalmente non più sessisti: dato che le donne hanno sempre da ridire, adesso ce l’hanno con il fatto che i campi da calcio usati per le partite dei maschi hanno una superficie che provocherebbe più infortuni alle femmine. Da qui la pensata di fare come con i bagni dei ristoranti: il campo maschile e quello femminile (e il gender neutral?) con terreni diversi. Insomma: ma quale uguaglianza, vuoi mettere il gusto di sentirsi dal parrucchiere in pantaloncini e maglietta e fare le pulci sulla lunghezza dell’erba e la nuance del verde?

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