Papa Francesco, dalla Gmg a Panama, «segue da vicino» la situazione in Venezuela, sostiene «tutti gli sforzi» per evitare ulteriori sofferenze e «prega per le vittime», ha detto il direttore ad interim della sala stampa della Santa Sede Alessandro Gisotti.
«Rispettare i cittadini che manifestano, evitando la repressione e le detenzioni arbitrarie». Lo chiede il presidente della Commissione giustizia e pace della Chiesa venezuelana, monsignor Roberto Luckert. Il vescovo emerito di Coro «esorta ed esige» dalle forze di sicurezza «il rispetto dei cittadini che manifestano», diritto sancito dalla Costituzione, «evitando la repressione violenta, le detenzioni arbitrarie, i modi crudeli e l'uso delle armi da fuoco e sostanze tossiche per controllare manifestazioni pacifiche». La Commissione inoltre fa notare che ora l'Assemblea nazionale è «l'unico organo del potere pubblico legittimato a esercitare il proprio potere».
La comunità internazionale si spacca: Gran Bretagna e Francia sposano la linea Trump, contestando la legittimità dell'elezione di Maduro; il presidente del Consiglio dell'Unione Europea, Donald Tusk, esprime sostegno al presidente del Parlamento venezuelano, Guaidò; la Turchia si schiera invece a fianco di Maduro; Russia e Cina sono per la non interferenza e su questo Mosca mette in guardia gli Stati Uniti.
All'Organizzazione degli Stati americani (Osa), presente il segretario di Stato Usa, Mike Pompeo, solo 16 Paesi su 35 hanno appoggiato una mozione di sostegno a Gaidò. Mentre il prezzo del petrolio sale a 53,80 dollari per la crisi in Venezuela.
Il premier Giuseppe Conte si è detto preoccupato per i rischi di un'escalation di violenza e vicino al popolo venezuelano. Più esplicito il vicepremier Matteo Salvini, che su Twitter ha auspicato la fine rapida del regime di Maduro, ricevendo il ringraziamento di Guaidó «per il riconoscimento della volontà di tutto il popolo venezuelano».
Ecco chi sono i due contendenti alla poltrona di presidente in Venezuela.
«Un bambino che si diverte a giocare con la politica». Così lo definì Maduro il 5 gennaio quando quel ragazzo di 35 anni, ingegnere dal fisico snello e la voce bassa divenne il più giovane presidente dell’Assemblea nazionale. In meno di tre settimane, è “cresciuto” e, guidando i manifestanti a Caracas, è diventato il volto nuovo dei venezuelani, autoproclamandosi presidente ad interim. Due giorni dopo l’investitura all’Assemblea nazionale, il vicepresidente Usa, Mike Pence, ne aveva sottolineato la «leadership coraggiosa».
Rieletto presidente nel maggio dello scorso anno – dopo essere succeduto nell’aprile del 2013 a Hugo Chávez – il 10 gennaio Nicolás Maduro ha giurato per il suo secondo mandato. Una rielezione non riconosciuta dall’Organizzazione degli Stati americani (Osa), e contestata dalle opposizioni che, dopo l’imprigionamento e l’esclusione di molti suoi candidati, invitò a boicottare le urne. L’opposizione controlla l’Assemblea nazionale, i cui atti sono ignorati da Maduro che invece ha il controllo dell’Assemblea costituente nazionale.