“Nel fondo di una persona che abbandona un cane credo ci sia una mancanza di stima per sé”. Un inconsueto punto di vista che vale la pena approfondire. L’argomentazione continua: “La mancanza di carità, la vigliaccheria verso il prossimo derivano quasi sempre da una scarsa valutazione di sé. Chi sa di aver sempre agito secondo i valori in cui crede non compie azioni che lo farebbero vergognare”. Sono parole di
Dacia Maraini che prendo dalla raccolta "
Anche i cani a volte volano. Storie di animali per tornare umani" (Solferino) arrivato in libreria per la cura di Eugenio Murrali che ha scelto e ordinato i tanti interventi della scrittrice nel corso degli anni. Dopo una breve introduzione di cui voglio citare almeno questo: “È proprio la fiducia, forse, il sentimento più sacro che un essere vivente possa donare a un altro. Rispettare gli animali non è un atto di pietà, ma di giustizia. E’ restituire equilibrio a un mondo che abbiamo spezzato”, il libro è diviso in tre parti, diversamente toccanti. Le “Storie di amicizia” raccontano i cani della vita, dalla sempre rimpianta Bionda, a Regina, Palocco, Mulino, Arancio, Bianchetto, Spina…, e il gatto Carbone, il gabbiano Teverello, i topi amati da San Francesco… Ma insieme a queste storie tornano i ricordi, delle persone con cui si condividevano quegli animali magari, e poi gli altri morti, perché “il cuore, invecchiando, diventa un piccolo cimitero” e si riaffacciano “corpi senza corpo” che chiedono attenzione nelle “belle mattine di silenzio” o nelle notti insonni.
La seconda parte, la più consistente, dura, impegnata e impegnativa, “Noi e gli animali”, raccoglie interventi contro le tante violenze che si usano nel mondo contro questi nostri compagni di strada e di destino, incuranti delle loro atroci sofferenze, non diverse dalle nostre: un catalogo di torture ingiustificabili, di ingiustizie perpetrate a volte solo per puro divertimento e senza punizione, per cecità, crudeltà o menefreghismo. Maraini alza la voce, la sua voce sempre dolce e misurata, per opporsi alle pellicce, alla caccia, ai circhi, agli zoo, agli incendi accesi dall’uomo che distruggono alberi e tante creature anche minuscole di cui nessuno si preoccupa. E naturalmente alle guerre, le troppe guerre che devastano il pianeta ispirandoci sdegno e paura, ma raramente la considerazione che, accanto a tante vite umane, perdiamo e abbandoniamo a sofferenze indicibili animali totalmente incolpevoli. Dacia affronta queste dolorosissime realtà, le descrive con convincente secchezza, con indignazione controllata ma non meno efficace. E quando una lettrice le scrive inferocita: “Lei ha parlato più volte delle torture inflitte agli animali, paragonandole addirittura a quelle subite dagli ebrei durante il nazismo”, Maraini – che da piccola ha avuto l’esperienza di un campo di concentramento in Giappone dove si moriva di freddo e di fame – risponde con una domanda: “E’ una cosa che francamente non capisco: perché il provare pietà per delle povere bestie torturate significa automaticamente disprezzare gli ebrei? Perché dire che la tortura, su uomini e bestie, è un orrore deve essere letto come una sottovalutazione delle pene della Shoah?” E poi le api da salvare se vogliamo salvare noi stessi, e le galline e tutti gli altri esseri viventi da sottrarre agli allevamenti intensivi e i modi tremendi in cui vengono sterminati gli animali destinati alle nostre tavole, quasi fossero insensibili al dolore fisico e psichico.
La terza parte del libro è più leggera perché sotto forma di fiaba e poesia, s’intitola “Favole dal mondo animale”, ma anche con la leggerezza si possono dire cose importanti, sognare un mondo migliore, riconoscere un’anima agli animali. Anzi, a volte, viene il dubbio che siano gli esseri umani ad averla persa.