Papa Francesco in Bolivia diventata la mia seconda patria...

Nel lontano 1989, infatti, ho avuto la grande fortuna di incontrare un giovane consacrato salesiano, mons. Tito Solari, che a 32 anni ha lasciato il suo Friuli diventando a tutti gli effetti boliviano: era stato eletto vescovo ausiliare di Santa Cruz e successivamente arcivescovo di Cochabamba; egli ha vissuto nella periferia di Santa Cruz quello che, contemporaneamente, il cardinale Bergoglio viveva a Buenos Aires, portando a vivere a casa sua alcune persone emarginate, povere e ammalate, che serviva di persona. Accanto a lui padre Vicente Brunelli, un prete che, come San Paolo, si era “fatto tutto a tutti”, senza pensare minimamente a se stesso...

Zocca don Renzo
|10 anni fa
Papa Francesco in Bolivia diventata la mia seconda patria...
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Quando ho saputo che il Papa avrebbe visitato la Bolivia il mio cuore si è riempito di gioia perché quel luogo è la mia seconda patria...Nel lontano 1989, infatti, ho avuto la grande fortuna di incontrare un giovane consacrato salesiano, mons. Tito Solari, che a 32 anni ha lasciato il suo Friuli diventando a tutti gli effetti boliviano: era stato eletto vescovo ausiliare di Santa Cruz e successivamente arcivescovo di Cochabamba; egli ha vissuto nella periferia di Santa Cruz quello che, contemporaneamente, il cardinale Bergoglio viveva a Buenos Aires, portando a vivere a casa sua alcune persone emarginate, povere e ammalate, che serviva di persona. Accanto a lui padre Vicente Brunelli, un prete che, come San Paolo, si era “fatto tutto a tutti”, senza pensare minimamente a se stesso.Ho seguito con entusiasmo e curiosità quasi tutti i momenti più importanti di questo viaggio papale. Durante la celebrazione della Santa Messa sulla Piazza di Cristo Redentore di Santa Cruz, con la presenza di circa due milioni di persone, il Papa è ritornato sul tema degli “scarti”, ovvero tutte quelle persone “non utili” alla società ma “necessarie” al cuore per creare un’autentica comunità umana e cristiana. Ho seguito la visita al penitenziario di Palmasola, a 15 chilometri da Santa Cruz, che ospita circa 5mila carcerati, dove il superaffollamento supera il 300%. Anch’io ho celebrato la Messa in quel luogo e quello che ho trovato è qualcosa di indescrivibile e di impensabile! Ho visto un’intera “società reclusa”, una “città dietro le sbarre” nella città: intere famiglie che vivevano nell’ingiustizia, nel degrado, nella disumanità… Altro che scarti!Seguendo questo intenso viaggio ho ripercorso con la memoria l’avventura del gruppo “Amici della Bolivia”, che dura ormai da 26 anni, che promuove l’invio in Sudamerica di volontari di ogni estrazione sociale ed età che, dopo un ciclo di formazione, si rendono disponibili nei mesi estivi ad offrire un po’ del proprio tempo nei centri collegati al gruppo. Si tratta prevalentemente di giovani che condividono con i boliviani la faticosa esistenza quotidiana, le loro aspirazioni, il loro desiderio di riscatto. Finora più di cinquecento persone hanno colto quest’opportunità. I volontari in Bolivia risiedono assieme ai campesinos e assaporano l’essenzialità; spesso, quando rientrano in Italia, alla vita di tutti i giorni, si rendono conto di quante cose inutili li circondano e iniziano quindi a vivere in modo più profondo ed autentico. Tra i progetti sostenuti c’è la Guarderia Divino Niño (un asilo nido) a Santa Cruz de la Sierra, in cui sono ospitati 120 bambini, figli delle famiglie più povere del barrio Minero, quartiere dell’estrema periferia, dove opera padre Vincenzo Brunelli; c’è poi un Centro di recupero per bambini denutriti a San Carlos, affidato alle suore, dove ogni anno viene salvata la vita a circa 200 bambini, con le cure ma soprattutto con l’amore, elemento fondamentale per recuperarli alla vita; quindi la comunità quechua di Vacas, a 3.600 metri di altitudine, sulle Ande, un asilo per i figli dei campesinos ma anche un punto di assistenza per persone disabili, prima tenute “nascoste” in casa, perché qui la disabilità viene considerata una vergogna.Che il Papa abbia visitato e benedetto questo popolo mi rende estremamente felice! Quando entro nel mio studio, osservo la bandiera verde-giallo-rossa, appesa, della Bolivia: mi ricorda che devo sempre essere riconoscente a Dio d’aver più volte visitato quelle popolazioni e d’aver da loro imparato il senso profondo della vita. Visto che papa Francesco è diventato il personaggio più importante del mondo, uniamoci a lui con la simpatia e con la preghiera – sempre ce lo chiede – affinché lo seguano su questa strada non soltanto i semplici ma anche i potenti.

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