Agostino insiste sul valore e il significato simbolico delle nozze di Cana, a cui è stato invitato con sua Madre, Maria e con i suoi discepoli. Ma prima di tutto afferma che Gesù, partecipando a tali nozze, si è dichiarato il vero autore delle nozze...
Agostino intende commentare ai fedeli di Ippona il testo di Giovanni: «Ecco l’Agnello di Dio!». Chi proferisce queste parole? Giovanni il Battista. E Agostino coglie l’occasione per evidenziare la sua umiltà, che altro non era se non lo specchio dell’umiltà di Cristo...
Agostino commenta ai suoi fedeli di Ippona il Vangelo di Giovanni. Tratto per tratto. Nel suo terzo incontro commenta il testo: “Dalla sua pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia”. Quale grazia? La salvezza, grazie all’umiltà subita mediante la croce: “Siamo uomini cristiani. E se cristiani, certo con lo stesso nome, appartenenti a Cristo. Portiamo sulla fronte il suo segno, del quale non ci vergogniamo, se lo portiamo anche nel cuore”...
Giunto ormai alla conclusione del trattato sulla Trinità, Agostino indugia sull’identità dello Spirito Santo, definito propriamente l’amore tra il Padre e il Figlio, cosa già precedentemente evidenziata quando aveva definito la Trinità in questi termini: “Colui che ama, ciò che è amato, l’Amore” (“Amans, quod amatur, amor”)...
Tra le caratteristiche essenziali di Dio, Agostino annota l’immutabilità. Lo fa in numerosi suoi interventi. Ci basti sostare su un testo del trattato sulla Trinità...
L’ultimo libro della Città di Dio Agostino lo riserva alla vita dei salvati, oltre la morte, nel mondo dei risorti. Vi dedica particolare attenzione alla risurrezione del corpo...
Educati come siamo dal Concilio Vaticano II, oggi non fa meraviglia l’idea che ogni battezzato partecipa del sacerdozio di Cristo. Ma pensare che questi erano convincimenti ben radicati fin dai tempi di Agostino può destare sorpresa...
Da condiscepolo alla scuola dell’unico maestro, Gesù Cristo, come ama definirsi lo stesso Agostino, riesce a far partecipe il lettore, persino quello meno acculturato e razionalmente meno esigente, del travaglio da lui vissuto nella scoperta, anche razionale, capace di far luce nella sua mente, del mistero della Trinità...
Agostino prende in considerazione, e lo focalizza, il tema della risurrezione, avversato dai Neoplatonici, specialmente da Porfirio e messo in dubbio dallo stesso Cicerone (Cfr. De civ. Dei, XXII. 4) e dà la spiegazione della difficoltà di accettarlo come un dato di verità
La pace è garantita dalle virtù cardinali. In particolare dalla giustizia. A tale proposito Agostino riprende il filo interrotto del suo secondo libro quando aveva riportato un pensiero di Cicerone espresso nel De Repubblica...
Agostino è un grande appassionato dell’essere umano. Ne indaga a fondo l’origine e la natura. È convinto che, al fine di assicurare l’unità concorde del genere umano, Dio ha creato dal nulla solo Adamo, affermando la teoria del monogenismo
Tra le varie definizioni di Agostino, oltre che poeta della misericordia di Dio, gli si addice quella di cantore della Provvidenza che si rivela nella “bellezza dell’ordine dell’universo” (De civ. Dei, XII, 4). Per questo, scoprendo che tutto entra nell’ordine stabilito da Dio, ci è doveroso “rendere gloria al suo artefice” (Ivi).
Agostino introduce la sua riflessione sulla felicità, che tanta parte occupa nella sua opera, mettendo in chiaro la necessità di un mediatore di vera felicità: Gesù Cristo, Dio e uomo. È questa la vera novità che si vive nella città di Dio...
Il tema di fondo del libro nono del De civitate Dei è la critica serrata nei confronti della demonologia pagana che riteneva i démoni come esseri mediatori tra gli dei e gli uomini. Agostino avvia la sua analisi della tematica di fondo, precisando che i pagani ritenevano impossibile comunicare direttamente con gli dei...
Agostino con gioia riconosce come filosofi “tutti coloro che hanno avuto questa percezione di Dio come Sommo e Vero Bene, in quanto autore delle cose create, luce della conoscenza e bene dell’azione, principio della natura e verità del sapere e felicità della vita” (De civ. Dei, VIII, 9). Tutti costoro, siano ionici siano italici, conclude Agostino, “noi li anteponiamo agli altri e confessiamo che sono più vicini a noi (cristiani)” (Ivi)...
Nel libro settimo della Città di Dio Agostino prosegue le riflessioni già esposte nel libro sesto. Anzitutto, ironizza sui criteri di quella selezione degli dei che li mette in graduatoria di venerabilità e di efficacia negli interventi nelle faccende umane, e in vista della vita beata oltre la morte...
Finora abbiamo analizzato il pensiero di Agostino espresso nei suoi primi cinque libri della Città di Dio. In essi confuta ai Romani il potere che attribuiscono agli dei sul benessere terreno...
Agostino, dopo aver osservato con tristezza che gli dei avevano sospinto popoli miserabili alla guerra contro Roma per dare l’opportunità ai grandi come Cesare di emergere nel valore militare, traccia un profilo alto della civiltà romana quando era governata da nobili valori civili, in netto contrasto con i tempi della corruzione...
Agostino non esita ad affrontare il tema arduo e spinoso del rapporto tra prescienza divina e libertà dell’uomo. Anche in contrasto con Cicerone, il quale affermava che se Dio sapesse già tutto, “nulla sarebbe in nostro potere e non esisterebbe l’arbitrio della volontà” (De civ. Dei, V, 9, 2)...
Perché Felicità è stata l’ultima ad essere riconosciuta dea? È una domanda attorno alla quale Agostino intesse riflessioni di altissimo valore, che riproduciamo opportunamente: “La religione è il culto veritiero di un Dio vero, non il culto di tanti falsi dei quanti sono i demoni...
All’inizio del libro quarto, Agostino riprende in considerazione l’accusa perpetrata contro il cristianesimo di essere la causa della distruzione di Roma per opera di Alarico...
Agostino prosegue nella sua lucida analisi del mondo pagano che negli dei non aveva un esempio da imitare, ma degli istigatori all’immoralità. Non esita ad esporli al ridicolo, dal momento che mai di fatto avevano difeso la città di Roma, nemmeno nei tempi non sospetti in cui il popolo romano garantiva loro un culto perfetto, come nel caso della presa del colle Capitolino da parte dei Galli...
Agostino affonda il bisturi nella piaga del paganesimo, intriso di libidine di dominare, di ambizione, di avarizia e di lussuria causate dal benessere: “Infatti, quando quella (libidine di dominare) potrebbe quietarsi nelle menti intrise di superbia, finché con cariche perpetue non giunga al potere monarchico? Ma la facoltà di cariche da perpetuarsi non ci sarebbe se non prevalesse l’ambizione...
A mano a mano che si inoltra nella stesura della sua opera monumentale, La città di Dio, Agostino affronta ogni genere di questione, prospettandone la versione cristiana, anche umanamente parlando assai superiore a quella pagana...
Nei primi cinque libri della Città di Dio Agostino pone a confronto le due città, quella terrena idolatra e quella celeste. Nei testi seguenti mette in luce come Dio guarda ai componenti delle due città e in che cosa sono differenti...
Nell’introduzione e nella prefazione a La Città di Dio Agostino aveva già precisato l’intento della sua grandiosa opera: quello di confutare l’accusa dei pagani nei confronti dei cristiani ritenuti colpevoli della distruzione di Roma per opera del barbaro Alarico...
Giunto ormai alla conclusione del trattato sulla Trinità, Agostino indugia sull’identità dello Spirito Santo, definito propriamente l’amore tra il Padre e il Figlio, cosa già precedentemente evidenziata quando aveva definito la Trinità in questi termini: “Colui che ama, ciò che è amato, l’Amore” (“Amans, quod amatur, amor”)...
Tra le caratteristiche essenziali di Dio, Agostino annota l’immutabilità. Lo fa in numerosi suoi interventi. Ci basti sostare su un testo del trattato sulla Trinità...
L’ultimo libro della Città di Dio Agostino lo riserva alla vita dei salvati, oltre la morte, nel mondo dei risorti. Vi dedica particolare attenzione alla risurrezione del corpo...
Educati come siamo dal Concilio Vaticano II, oggi non fa meraviglia l’idea che ogni battezzato partecipa del sacerdozio di Cristo. Ma pensare che questi erano convincimenti ben radicati fin dai tempi di Agostino può destare sorpresa...
Da condiscepolo alla scuola dell’unico maestro, Gesù Cristo, come ama definirsi lo stesso Agostino, riesce a far partecipe il lettore, persino quello meno acculturato e razionalmente meno esigente, del travaglio da lui vissuto nella scoperta, anche razionale, capace di far luce nella sua mente, del mistero della Trinità...
Agostino prende in considerazione, e lo focalizza, il tema della risurrezione, avversato dai Neoplatonici, specialmente da Porfirio e messo in dubbio dallo stesso Cicerone (Cfr. De civ. Dei, XXII. 4) e dà la spiegazione della difficoltà di accettarlo come un dato di verità
La pace è garantita dalle virtù cardinali. In particolare dalla giustizia. A tale proposito Agostino riprende il filo interrotto del suo secondo libro quando aveva riportato un pensiero di Cicerone espresso nel De Repubblica...
Agostino è un grande appassionato dell’essere umano. Ne indaga a fondo l’origine e la natura. È convinto che, al fine di assicurare l’unità concorde del genere umano, Dio ha creato dal nulla solo Adamo, affermando la teoria del monogenismo
Tra le varie definizioni di Agostino, oltre che poeta della misericordia di Dio, gli si addice quella di cantore della Provvidenza che si rivela nella “bellezza dell’ordine dell’universo” (De civ. Dei, XII, 4). Per questo, scoprendo che tutto entra nell’ordine stabilito da Dio, ci è doveroso “rendere gloria al suo artefice” (Ivi).
Agostino introduce la sua riflessione sulla felicità, che tanta parte occupa nella sua opera, mettendo in chiaro la necessità di un mediatore di vera felicità: Gesù Cristo, Dio e uomo. È questa la vera novità che si vive nella città di Dio...
Il tema di fondo del libro nono del De civitate Dei è la critica serrata nei confronti della demonologia pagana che riteneva i démoni come esseri mediatori tra gli dei e gli uomini. Agostino avvia la sua analisi della tematica di fondo, precisando che i pagani ritenevano impossibile comunicare direttamente con gli dei...
Agostino con gioia riconosce come filosofi “tutti coloro che hanno avuto questa percezione di Dio come Sommo e Vero Bene, in quanto autore delle cose create, luce della conoscenza e bene dell’azione, principio della natura e verità del sapere e felicità della vita” (De civ. Dei, VIII, 9). Tutti costoro, siano ionici siano italici, conclude Agostino, “noi li anteponiamo agli altri e confessiamo che sono più vicini a noi (cristiani)” (Ivi)...
Nel libro settimo della Città di Dio Agostino prosegue le riflessioni già esposte nel libro sesto. Anzitutto, ironizza sui criteri di quella selezione degli dei che li mette in graduatoria di venerabilità e di efficacia negli interventi nelle faccende umane, e in vista della vita beata oltre la morte...
Finora abbiamo analizzato il pensiero di Agostino espresso nei suoi primi cinque libri della Città di Dio. In essi confuta ai Romani il potere che attribuiscono agli dei sul benessere terreno...
Agostino, dopo aver osservato con tristezza che gli dei avevano sospinto popoli miserabili alla guerra contro Roma per dare l’opportunità ai grandi come Cesare di emergere nel valore militare, traccia un profilo alto della civiltà romana quando era governata da nobili valori civili, in netto contrasto con i tempi della corruzione...
Agostino non esita ad affrontare il tema arduo e spinoso del rapporto tra prescienza divina e libertà dell’uomo. Anche in contrasto con Cicerone, il quale affermava che se Dio sapesse già tutto, “nulla sarebbe in nostro potere e non esisterebbe l’arbitrio della volontà” (De civ. Dei, V, 9, 2)...
Perché Felicità è stata l’ultima ad essere riconosciuta dea? È una domanda attorno alla quale Agostino intesse riflessioni di altissimo valore, che riproduciamo opportunamente: “La religione è il culto veritiero di un Dio vero, non il culto di tanti falsi dei quanti sono i demoni...
All’inizio del libro quarto, Agostino riprende in considerazione l’accusa perpetrata contro il cristianesimo di essere la causa della distruzione di Roma per opera di Alarico...
Agostino prosegue nella sua lucida analisi del mondo pagano che negli dei non aveva un esempio da imitare, ma degli istigatori all’immoralità. Non esita ad esporli al ridicolo, dal momento che mai di fatto avevano difeso la città di Roma, nemmeno nei tempi non sospetti in cui il popolo romano garantiva loro un culto perfetto, come nel caso della presa del colle Capitolino da parte dei Galli...
Agostino affonda il bisturi nella piaga del paganesimo, intriso di libidine di dominare, di ambizione, di avarizia e di lussuria causate dal benessere: “Infatti, quando quella (libidine di dominare) potrebbe quietarsi nelle menti intrise di superbia, finché con cariche perpetue non giunga al potere monarchico? Ma la facoltà di cariche da perpetuarsi non ci sarebbe se non prevalesse l’ambizione...
A mano a mano che si inoltra nella stesura della sua opera monumentale, La città di Dio, Agostino affronta ogni genere di questione, prospettandone la versione cristiana, anche umanamente parlando assai superiore a quella pagana...
Nei primi cinque libri della Città di Dio Agostino pone a confronto le due città, quella terrena idolatra e quella celeste. Nei testi seguenti mette in luce come Dio guarda ai componenti delle due città e in che cosa sono differenti...
Nell’introduzione e nella prefazione a La Città di Dio Agostino aveva già precisato l’intento della sua grandiosa opera: quello di confutare l’accusa dei pagani nei confronti dei cristiani ritenuti colpevoli della distruzione di Roma per opera del barbaro Alarico...